Recensione DJI Osmo Pocket, la videocamera stabilizzata che sembra una action cam

Il DJI Osmo Pocket (vedi su DJI Store) è un prodotto molto particolare e anche un po’ difficile da descrivere. Praticamente DJI ha montato la videocamera del drone Mavic 2 Zoom (ma senza zoom) su un’impugnatura con un piccolo display. Il risultato sembra un’action cam, ma senza esserlo davvero perché non è resistente all’acqua o agli urti e non ha il classico attacco per i supporti (anche se vedremo che entrambe le cose possono essere ottenute con degli accessori).

Più precisamente l’Osmo Pocket è una piccolissima videocamera portatile con un gimbal (letteralmente: sospensione cardanica) a tre assi, ovvero un sostegno motorizzato che ne regola automaticamente l’inclinazione verticale e orizzontale per ottenere immagini quanto più possibile stabilizzate.

In questa recensione cercheremo di capire meglio a cosa serve sviscerandone peculiarità e limiti.

1) Dotazione

Come da tradizione DJI arriva in una elegante scatola bianca. Al suo interno, oltre all’Osmo Pocket, troviamo:

  • Cavetto USB-C/USB-A per la ricarica.
  • Due adattatori per collegarlo allo smartphone, uno USB-C (per i telefoni Android moderni) e uno Lightning (per gli iPhone). Non è incluso quello Micro-USB per chi ancora avesse un telefono che supporta solo quello standard: DJI non lo prevede proprio (si può usare un adattatore USB-C femmina/Micro-USB maschio, anche se dubito possa essere stabile).
  • Custodia con laccetto per proteggerlo durante il trasporto.
  • Guida rapida con tre microscopiche paginette per lingua (una guida un poco più completa è disponibile in inglese sul sito DJI).

L’Osmo Pocket va riposto nella sua custodia con la camera verso il basso in modo che l’obiettivo rimanga protetto. La custodia è veramente ben pensata: sta comodamente in tasca e non deve essere rimossa né per ricaricare la batteria né per sfilare la microSD.

A proposito di microSD: non è inclusa e va acquistata a parte. Come per tutti i dispositivi che registrano video occorre usarne una veloce e capiente. Personalmente consiglio le apprezzate Sandisk Extreme (vedi su Amazon) o eventualmente le Sandisk Extreme Pro (vedi su Amazon), meglio se da almeno 64 GB.

Manca anche l’adattatore USB per ricaricarlo. DJI consiglia di utilizzarne uno in grado di fornire 2 A (per intenderci quello dell’iPad, perché quello dell’iPhone fornirebbe solo 1 A). 

2) Dispositivo

Appena estratto dalla confezione mi ha colpito il notevole lavoro di ingegnerizzazione fatto da DJI. L’Osmo Pocket è davvero compatto e sta tranquillamente in una mano.

Ha una forma molto particolare, stretta ma allungata:

Inoltre è leggerissimo: pesa appena 120 grammi (che salgono a 160 con la custodia).

Come vedremo l’Osmo Pocket può essere utilizzato sia da solo sia collegato al nostro smartphone:

Ogni dettaglio è curato. Per citare una cosa che mi ha colpito: sia il connettore Lightning sia quello USB-C possono essere riposti anche al contrario in modo che non sporgano verso l’esterno.

Sull’Osmo Pocket è presente un piccolo display touchscreen quadrato da 1” che consente di interagire con lo strumento e vedere ciò che si sta riprendendo. Il fatto che sia quadrato rende difficile fare l’inquadratura giusta, perché non consente di vedere tutta la scena da registrare o fotografare.

3) Supporti

L’Osmo Pocket nasce per essere tenuto in mano. Questa è una differenza importante rispetto alle action cam: non dispone di un attacco “stile GoPro”. Tuttavia esiste un accessorio originale compatibile GoPro (l’Osmo Pocket accessory mount) che in pratica lo racchiude. Come tutti gli accessori originali è un po’ costoso, ma ne esistono anche di terze parti. Per esempio il Rhodesy che ho preso (vedi su Amazon) mi ha stupito per la qualità.

Il Rhodesy include anche la base a sgancio rapido e un comodissimo supporto per treppiede.

Il fattore di forma allungato rende l’Osmo Pocket molto sporgente quando messo sul casco, per cui dobbiamo fare particolare attenzione in presenza di rami o altri ostacoli.

Parlo per esperienza:

Purtroppo il video è stato esageratamente compresso da YouTube, perché la qualità originale è decisamente più alta.

4) Primo avvio

L’Osmo Pocket non è pronto all’uso: la prima volta va attivato collegandolo al nostro smartphone. Per la precisione i passi da seguire sono questi:

  1. Scaricare l’app gratuita DJI Mimo da Google Play (Android) o App Store (iOS). L’app è disponibile solo in lingua inglese.
  2. Collegare l’Osmo Pocket al nostro smartphone attraverso l’adattatore.
  3. Accenderlo.
  4. Autenticarsi con il nostro account DJI (da creare se non lo abbiamo ancora).
  5. Seguire la procedura per l’aggiornamento del firmware, nel mio caso alla versione v01.03.00.20 (poi diventata v01.04.00.20 nel corso dei test).

5) Interfaccia sul dispositivo

Inizialmente avevo liquidato l’Osmo Pocket come una semplice action cam punta e scatta stabilizzata. Non è così: offre tantissime opzioni e modalità che vanno scovate con la pratica (purtroppo il manualetto non è di grande aiuto).

L’Osmo Pocket può essere utilizzato in modo completamente autonomo, ossia senza collegarci lo smartphone (e personalmente l’ho usato prevalentemente proprio così). Il bottone di sinistra permette di registrare i video o scattare le foto, mentre quello di destra cambia modalità (foto o video). Per raggiungere tutte le altre funzionalità o configurazioni si devono fare degli “swipe” sui lati del display touchscreen (dall’alto, dal basso, da destra e da sinistra).

L’interfaccia è sicuramente ben studiata, ma il display è così piccolo che la navigazione, soprattutto in condizioni non ottimali, può risultare frustrante. Il display si legge comunque bene anche sotto al sole.

6) Caratteristiche, foto e video

Il cuore dell’Osmo Pocket è costituito da un piccolo sensore da 1/2,3” che permette di registrare video fino a 4K/60fps e scattare foto da 12 MP. Non ha un obiettivo fish eye come la GoPro: ha un angolo di campo (FOV) di “soli” 80° con un’apertura f2,0.

Foto

Cominciamo dalle foto. Devo ammettere che con buone condizioni di luce risultano piuttosto buone e senza le esagerate distorsioni fish eye delle GoPro. Una cosa che ho particolarmente apprezzato è che possono essere salvate anche in RAW in formato DNG.

Ecco alcune foto che ho scattato:

La dimensione naturale del sensore è 4:3 (4000×3000), ma il rapporto può essere impostato a 16:9 (4000 × 2250) o 3:2 (4000×2668). Questi ultimi due sono in effetti semplici crop.

Come dicevo sopra se non si collega lo smartphone è difficilissimo fare l’inquadratura giusta, perché il piccolo display è quadrato quindi qualcosa viene tagliato su entrambi i lati.

Le foto, grazie alla presenza dello stabilizzatore, sono più che accettabili anche in condizioni di luce scarsa:

Esistono infine due modalità Panorama in cui il dispositivo scatta più foto ruotando da solo la testa:

  • Panorama 180°: quattro foto orizzontali per creare una panoramica a 180°.
  • Panorama 3×3: nove foto suddivise su tre altezze per creare uno scatto panoramico grandangolare.

Le foto non vengono montate insieme in automatico, ma dobbiamo farlo noi su computer utilizzando un software a nostra discrezione. DJI offre DJI Media Maker, disponibile gratuitamente per Windows e Mac, molto facile da utilizzare anche se non viene più aggiornato dal 2016.

Manca invece l’High dynamic range (HDR), ma non ne ho sentito la mancanza.

Video

Bene per le foto, ma parliamoci chiaro: l’Osmo Pocket nasce per registrare video. Basta accenderlo e premere su “rec” (il bottone di sinistra con il pallino rosso). Si può scegliere tra risoluzione 4K (che più propriamente è un Ultra HD: 3840×2160) o Full HD (1920×1080). Naturalmente non bisogna dimenticare che l’editing a 4K mette a dura prova i computer non recentissimi e occorre dotarsi di un software di montaggio video e di hard disk molto capienti (un singolo minuto di filmato occupa poco meno di 500 MB). Insomma, non si può improvvisare.

L’Osmo Pocket offre alcune modalità tra cui dobbiamo scegliere con cura per non rischiare di trovarci video inutilizzabili:
A) Blocco gimbal

  • Tilt Locked: segue i movimenti di rotazione dell’operatore, ma mantiene sempre l’orizzonte in bolla e inquadratura frontale: è perfetto per fare le panoramiche.
  • Follow: segue maggiormente i movimenti dell’operatore, permettendo anche di inclinare l’inquadratura verso l’alto e il basso, ma sempre con orizzonte in bolla.
  • FPV: segue tutti i movimenti, anche le inclinazioni dell’orizzonte (in questa modalità non è attivabile l’ActiveTrack).

B) Velocità rotazione testa
La testa può ruotare lentamente (slow follow) o velocemente (fast follow). Nella prima i movimenti risultano più ritardati ma anche più fluidi, mentre nella seconda reagisce più bruscamente. La prima è la modalità che ho usato in tutti i video presenti in questa recensione.
C) Autofocus
L’autofocus può essere continuo (AFC) o singolo (AFS). Nel primo caso, a differenza del secondo, la messa a fuoco viene valutata in modo continuo.

Personalmente ho usato prevalentemente la combinazione follow + slow follow + AFC.

Ma parliamo dello stabilizzatore. È veramente eccezionale: l’ho usato in MTB sulle pietre di fiume e riguardando il video sembra di essere andato sul burro. Viene messo solo in difficoltà da urti veramente intensi e rapidi, per il resto è veramente incredibile.

Nota: tutti questi video sono stati compressi esageratamente da YouTube, perché la qualità originale è molto superiore. Non ho volutamente inserito una colonna sonora né migliorato i video proprio per mostrare come appaiono al naturale.

La stabilizzazione è nettamente migliore di quella “HyperSmooth” della GoPro HERO7 Black che, come è noto, è solo digitale.

Una cosa che mi ha molto colpito è l’ActiveTrack, una funzionalità che DJI ha mutuato direttamente dai suoi droni che permette di seguire un oggetto mantenendolo sempre al centro dell’inquadratura.

L’ActiveTrack può essere attivato anche senza usare lo smartphone, basta fare doppio tap sull’oggetto o sul viso direttamente dal display touchscreen. Esiste poi anche l’equivalente di ActiveTrack per le persone, FaceTrack, che rileva e segue i visi.

Da notare che la videocamera è sensibilissima ai flare, cosa che rende praticamente impossibile registrare in controluce (proprio come avevo già osservato nella recensione del DJI Mavic Pro).

I video, in formato MP4, vengono spezzati in file da circa 4 GB. DJI applica meno elaborazioni che la GoPro, dove i colori appaiono molto più saturi (perfino troppo).

7) Audio

L’audio registrato è piuttosto buono, nettamente migliore di quello registrato dalla mia GoPro HERO7 Black. Ovviamente bisogna parlarci vicino e patisce in caso di vento, ma diciamocelo chiaramente: i miracoli non si possono fare. Non è presente un altoparlante per sentire l’audio dei video registrati, ma non ne ho sentito la mancanza.

8) Batteria

DJI dichiara una durata della batteria di 2 ore e 20 minuti registrando video 1080 a 30fps. È un valore assolutamente verosimile, perché nei nostri test abbiamo sempre superato le 2 ore, che scendono solo utilizzando il 4K a 60fps.

La batteria non è sostituibile. Il tempo per ricaricarla completamente è di circa un’ora e un quarto utilizzando l’adattatore USB dell’iPad.

9) Accessori

DJI offre un gran numero di accessori per l’Osmo Pocket, come la custodia impermeabile fino a 60 m, il set di quattro filtri a densità neutra (ND), la rotellina per il controllo del pan & tilt, il già citato l’accessorio per il montaggio compatibile con GoPro, l’adattatore da 3,5 mm per un microfono esterno, ecc.

10) Conclusioni

Devo ammettere che l’Osmo Pocket (vedi su DJI Store) mi ha impressionato. Sicuramente non è un dispositivo per tutti: per alcuni sembrerà inutile e per altri rivoluzionario. Si rivolge infatti a una nicchia di persone ben specifica, ovvero a chi, per passione o per professione, deve creare video da mostrare a altri (che siano famigliari o la platea dei social network).

Le sue caratteristiche distintive sono due: stabilizzazione e compattezza. Visto il piccolo sensore non è ovviamente indicato per chi cerca il top della qualità, ma è praticamente l’unica scelta per chi cerca un dispositivo estremamente maneggevole che gli consenta di registrare video stabilizzati quando non si possono usare soluzioni più complesse (e costose).

Anche se potrebbe sembrarlo non è una action cam. Ma vi dirò una cosa: ho una GoPro HERO7 Black che avevo acquistato per praticare MTB o alpinismo. Da quando ho l’Osmo Pocket non l’ho più usata, perché è molto più comodo da utilizzare, non ha esagerate distorsioni fish eye, salva le foto in un formato RAW più comune che non richiede conversioni, per audio e video ha una qualità piuttosto buona.

L’Osmo Pocket si trova a 359 € (vedi su DJI Store), un prezzo non basso in assoluto, ma che a mio parere è del tutto commisurato alla qualità del prodotto ed è in ogni caso inferiore a quello della GoPro HERO7 Black (vedi su Amazon).

Che cosa ci è piaciuto

  • Molto compatto.
  • Stabilizzatore eccezionale.
  • Può essere utilizzato “stand alone” senza bisogno dello smartphone.
  • ActiveTrack/FaceTrack molto efficaci.
  • Registrazione audio piuttosto buona.
  • Foto di buona qualità con possibilità di scattarle in formato RAW.
  • Molto configurabile (forse troppo?).
  • Custodia ben pensata.
  • Veloce ad accendersi (~5 secondi).
  • Interazione sul piccolo display ben studiata.
  • Prezzo commisurato alla qualità del prodotto.

Che cosa non ci è piaciuto

  • Fattore di forma inconsueto sviluppato in verticale che in alcuni casi lo rende scomodo da posizionare.
  • Display quadrato che rende difficile fare l’inquadratura giusta.
  • Piccolo display che in alcuni casi rende l'interazione frustrante.
  • Sensibile ai flare.
  • Manuale insufficiente.
  • Richiede tempo (e qualche errore) per scoprire tutte le funzioni.
  • A qualcuno potrebbero mancare alcune funzioni come HDR, hyperlapse, ecc.

Da considerare

  • Va attivato collegando l’app.
  • Non c’è un adattatore per smartphone con connettore Micro-USB.
  • Non ha la qualità di una reflex/mirrorless.
  • microSD da acquistare a parte.
  • Batteria non sostituibile.
  • App DJI Mimo solo in inglese.
  • Editing dei video che non si improvvisa.
Verdetto
Consigliato

Valerio Dutto

Ha fondato Cuneotrekking insieme a Elio nel 2007. Ingegnere informatico, appassionato di montagna, di sport all'aria aperta e di tecnologia, si occupa delle recensioni e delle guide. Nel 2011 ha co-fondato Delite Studio, la società informatica che si occupa del "dietro le quinte" di Cuneotrekking.

Puoi essere il primo a scrivere un commento.

Il tuo commento